La polo: Penya Barcelonista de Zamora

Non lontana dalla frontiera con il Portogallo la città di Zamora vanta una attivissima penya barcelonista che, oltre a viaggiare il più possibile al seguito del Barça, realizza ottimo materiale come la polo in fotografia. Disponibile in differenti versioni la polo si può comprare contattando direttamente la penya via fb e messenger.

Italia più blaugrana con Radio Barça

Da ormai molti mesi esiste un programma radiofonico che sta colorando di blaugrana tutta la penisola italiana: è Radio Barça Italia di Radio Roma Futura. Meravigliosamente condotto da Maxi Morgante il programma si può ascoltare via telefono, pc o tablet basta avere un collegamento a internet. Per info: https://www.spreaker.com/show/radio-barca-italia

Away shirt 2020/21

Un classico che ritorna. Come nella stagione del ritorno di Cesc fabregas in blaugrana, la Nike sceglie il nero per una maglia ufficiale del F.C. Barcelona, un colore che è ormai quasi un tormentone per molte marche (come Umbro e Adidas) e molte squadre. Il risultato, anche grazie al particolare colore giallo-oro, è apprezzabile.

                                               Chi siamo

La Penya Barcelonista de Turin (Barça Club Torino) nasce nel maggio del 2010 per iniziativa di Vittorio, fondatore e tuttora presidente, e grazie all'aiuto di altri 4 membri fondatori: Fabrizio, Roberta, Paolo e Sonia. Nell'ottobre del 2010 il club è ufficialmente riconosciuto dal F.C. Barcelona e da allora parecchie iniziative sono state organizzate: trasferte nelle città dove gioca il Barcellona ma anche tante serate per stare insieme e che hanno come comun denominatore la nostra passione per il Barça!

 

La nostra penya è iscritta al registro delle associazioni di Torino e come associazione non ha scopo di lucro e deve considerarsi a fini fiscali ente non commerciale.

 

Scopo dell’associazione è promuovere l’amicizia tra i soci ed i simpatizzanti del FC BARCELONA, sostenendo gli obbiettivi sportivi, sociali, culturali, artistici, scientifici e ricreativi sostenuti dalla società sportiva stessa e trasmettendo i valori storici del FC BARCELONA.

                                            Lierse S.K: buona la prima!

Copertina del programma

La stagione 1960/61 fu quella della sesta edizione della Coppa dei Campioni, la seconda cui il Barça prendeva parte grazie alla vittoria della Liga dell'anno precedente (per differenza reti sul Real Madrid). Le due squadre chiusero il girone di ritorno con 46 punti e con 58 reti realizzate cosi vanificando le due reti in meno dei blancos.

Pochi mesi dopo iniziava la caccia alla coppa dalle grandi orecchie e i blaugrana partivano con molte speranze di vittoria e molta voglia di porre fine allo strapotere madridista dal momento che tutte e cinque le prime edizioni del trofeo erano state vinte dalla squadra di Santiago Bernabeu.

Il primo rivale dela competizione fu la squadra belga del Lierse SK e la gara di andata del Camp Nou si concluse con un comodo 2 a 0 per i blaugrana grazie alle reti di Czibor e Luisito Suarez. Il 5 ottobre 1960, a quattordici giorni di distanza dalla prima partita, il Barça scese in campo all'Astrid Park, abituale terreno di gioco dell'Anderlecht, viste le piccole dimensioni dello stadio dei padroni di casa.

Il giorno prima della gara la squadra catalana al completo presenziò alla gara tra Saint Gillois e Roma, possibili rivali futuri in Coppa delle Fiere dato che in questa stagione giocavamo in ben due competizioni europee. Alla partita di Bruxelles il mister blaugrana Brocic vide infortunarsi tre dei suoi giocatori più rappresentativi: Kubala, Kocsis e Tejada furono impossibilitati a finire la gara. Malgrado questo la squadra ospite tardò solo pochi minuti a chiudere il conto con i padroni di casa: in soli venti minuti Villaverde ed Evaristo misero per due volte la sfera alle spalle di Baeten.

Malgrado la triplice inferiorità numerica il Barça al 78' riuscì a andare ancora in gol con Evaristo, chiudedo, anche se non c'era bisogno, la partita e mettendo al sicuro il passaggio del turno. Al triplice fischio dell'arbitro (l'italiano Giulio Campanati) il Barça era ufficialmente agli ottavi della Coppa Campioni: il sorteggio del turno successivo avrebbe riservato, di nuovo, il real madrid in quella che era la rivincita della semifinale dell'edizione precedente.

 

Bruxelles 5/10/1960

Stadio Astrid Park

LIERSE SK - C.F. BARCELONA=0-3

Lierse SK: M. Baeten, Bogaerts, Willems, Thys, A. Baeten, Van Dessel, Valkenborg, Mertens, Van Roosbroeck,

Vermeyen, Goosens. All.: d'Hollander.

C.F. Barcelona: Ramallets, Pinto, Garay, Gràcia, Vergés, Gensana, Ribelles, Evaristo, Kocsis, Kubala, Villaverde. All.: Brocic.

Arbitro: Giulio Campanati (ITA)

Spettatori : 19.110

RETI: 7' Villaverde, 23' Evaristo, 78' Evaristo.

                                      Libro della settimana: Rinus Michels

Presentazione mobilia contemporanea

Rinus Michels ha allenato l' Ajax e il Barça negli anni '60 e '70. E' stato il maestro di Johan Cruyff che a sua volta ha formato Josep Guardiola. I capolavori di Cruyff e Guardiola in panchina  sono conosciuti a livello planetario, mentre quelli di Rinus Michels sono stati in gran parte dimenticati col passare dei decenni.

 

Attraverso le voci di molti dei protagonisti dell'epoca, Francisco Javier Roldàn ripercorre gli inizi della scuola olandese, chi è stato Rinus Michels, come ha costruito il suo calcio nell'Ajax e come lo ha trasferito al Barça che, nel corso dei lustri, lo ha convertito nella sua unica filosofia possibile. 

 

Nel racconto di Roldà, c' è spazio per epoche sistemi, stili di gioco, squadre, giocatori, allenatori presidenti e club, però il tema centrale rimane sempre quello di un nuovo concetto di calcio, un'idea pedatoria per cui sul rettangolo verde "tutti sanno fare tutto, tutti attaccano, tutti difendono e lo fanno in blocco: questo è il calcio totale". 

 

 

Francisco Javier Roldàn, Rinus Michels. La escuela holandesa llega al Barça, editorial Librofutbol, 192 pag., 2020.

Lingua: spagnolo.

Messi, Xavi, Iniesta, Sergi Roberto e Busquets sono solo gli ultimi esempi di molti giocatori che, prima di indossare la maglia della prima squadra del F.C. Barcelona, sono passati per la masia blaugrana formandosi come uomini, ancor prima che come giocatori. Nata come una residenza per i giocatori delle giovanili che venivano a Barcellona per allenarsi nelle categorie inferiori e che, abitando troppo lontano non potevano rientrare a casa, la Masia è diventata a partire dagli anni '90 un concetto capace di inglobare valori umani e sportivi, fino al punto di diventare uno dei centri formativi più importanti in campo sportivo, ove i ragazzi imparano a giocare a calcio senza sacrificare i propri studi e mantenendo sempre un occhio di riguardo su valori chiave che dovrebbero sempre essere presenti nella vita di ogni sportivo e di ogni uomo.

 

Martin Vidal Cristian, La Masia. Formando personas más allá del deporte, editorial Base, 240 pag., 2019.

                                   Sottocultura Casual

Pubblichiamo di seguito un interessante articolo dedicato da wikipedia alla sottocultura casual. Negli ultimi lustri la cultura casual si è diffusa dal Regno Unito, realtaà in cui era nata più di quaranta anni fa, a molti paesi d'Europa compresi Spagna e, cosa ancora più incredibile, in Italia, nazione con una tradizione legata al tifo calcistico, radicalmente opposta. Le ragioni di questa metamorfosi sono numerose e non certo esauribili in un breve articolo come questo. E' comunque bene esaminare al fondo le trasformazioni degli ultimi anni per capire meglio l'attuale mondo del tifo.

 

Il casual è un movimento subculturale nato all'inizio degli anni '80 nel Regno Unito.

La genesi del movimento va ricercata nelle terrace/side, ovvero le gradinate degli stadi inglese, frequentate da gruppi di ragazzi facinorosi che cercavano il contatto con gli avversari e con la polizia: questi gruppi erano formati in prevalenza da skinhead e hard mod. A causa dell'appariscenza del vestiario skinhead però, questi gruppi venivano sempre più facilmente localizzati dalla polizia e quindi repressi. Nacque così l'esigenza di adottare un look che avesse un basso profilo e non presentasse nessun riferimento alla propria squadra, in modo da facilitare il tentativo di non esser notati nella folla dei tifosi pacifici e differenziarsi dagli hooligans.

Corteo Casuals del F.C. Barcelona ad inizio anni '90

Il movimento, secondo la maggioranza degli osservatori, prese il via nel nord dellInghilterra e precisamente a Liverpool (ma non solo, si veda ad esempio i Perry boys di Manchester e gli Aberdeen Soccer Casuals appunto nella città di Aberdeen).

La prova più evidente consta nella grande influenza che gli scouser (il soprannome dato agli abitanti di Liverpool) ebbero nel look dei primi casual: Fila, Sergio tacchini, Ellesse, Lacoste, tutte marche che i tifosi del Liverpool portarono in patria dalle loro frequenti trasferte in Italia e , alla tanto odiata, Francia.

Adidas city series

  Intanto il fenomeno casual da semplice modo di vestire diventò una vera e propria sottocultura, dominata da due elementi principali: il vestirsi in stile e l'azione allo stadio (chiaramente, affondando le proprie radici rispettivamente nelle culture mod e skinhead, elemento caratteristico era anche l'interesse verso la musica, ed i suoni prediletti consistono nel punk e mod revival,  con l'aggiungersi successivamente della new wave, dell'indie rock e del britpop. Proprio riguardo l'abbigliamento una caratteristica dei casual ereditata fu quella di cambiare sempre marche di abbigliamento, pur rimanendo chiaramente all'interno dello stile: nel corso degli anni sono stati adottati decine di nuovi brands, come ad esempio Ben Sherman, Henry Lloyd, OneTrueSaxon, Paul&Shark, Lile and Scott, Berghaus, Gabicci, Ralph Lauren, Henry Cotton, Fjall Raven, The Coolness Society, Peaceful Hooligan, Merc Clothing,  e tante altre, (raramente per questioni politiche alcuni Casuals cominciano a vestire qualche capo della Marlboro classic a causa del simbolismo inerente al pacchetto delle sigarette, alcuni video ormai virali, girano sul web e spiegano il nesso che c'è tra questa marca e alcuni gruppi pseudo politici), anche se nell'immaginario collettivo la sottocultura casual rimane legata all'alloro della Fred Perry al "quadrettato" della Burberry e dell'Aquascutum così come ai capi della Stone Island o della Barbour.

Altra scelta d'abbigliamento propria della sottocultura Casual, tra la seconda metà degli anni '80 e la prima degli anni '90, sono le scarpe assolutamente bianche (Adidas, Stan Smith, Diadora Ed Moses e Borg Elite e poche altre) col tempo se ne sono aggiunte molte altre, modelli degli anni 80 usati e riprodotti dall'Adidas ancora oggi con grande successo: su tutti Trimm Trab, Forest Hills, Gazelle, Samba, le ZX 750 (raramente le 850), l'ormai famosa City Series e alcuni modelli della New Balance.

La seconda ondata casual iniziò nei primi anni '90 diffondendosi in tutta Europa, in nazioni come Francia, Paesi Bassi, Belgio e Germania. La terza ondata casual partì sul finire degli anni '90 e andò a prendere piede in quei paesi del sud Europa fino ad allora interessati solo dal fenomeno ultras (salvo rare eccezioni, come ad esempio la tifoseria del Chieti e dell'Hellas Verona): Italia, Spagna (come anticipato sopra), Serbia, Grecia e Croazia. Ad oggi in questi ultimi paesi si assiste a uno strano connubio tra le sottoculture ultras e casual: molti gruppi pur mantenendo gli striscioni, uno dei simboli del movimento ultras, adottano un look e un modo di agire propriamente casual, come evitare la scorta e usare i mezzi propri per recarsi in trasferta.

Una nuova pagina del "movimento casual", nasce dalla necessità di mutare per rendersi meno riconoscibili, si ispira al mondo dell'outdoor e dell'alpinismo, in generale adottando uno stile più sobrio: materiali come il velluto o il tweed abbinati a giacche tecniche (Berghaus, Patagonia, Mountain Equipment, FjallRaven, North Face) in una continua ricerca di tessuti e marche meno “mainstream” possibili (Engineered Garments, Norse Projects, Nanamica, Battenwear, Beams, Sassafras e molte altre spesso dal mercato asiatico, Giappone in primis) con scarpe più classiche a sostituire le trainers utilizzate negli anni 80, 90 e 2000 (Clarks, Mephisto, Jacoform, Timberland e scarponcini e boat shoes di diverso tipo). Questa nuova ondata è stata sicuramente influenzata e agevolata anche dal mondo dei social network.

Punto di riferimento fondamentale sono sicuramente i nuovi brand emergenti come Casual Connoisseur, il negozio inglese Oi Polloi, le fanzine e la rivista Proper Magazine.

Logo Merc London

Il movimento casual si diffuse nelle curve italiane a cavallo tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio (a parte la già citata eccezione riguardante la tifoseria veronese che si può inquadrare nella seconda ondata casual). I principali centri di sviluppo furono Verona e le grandi città, Roma e Milano in testa, seguite da Torino, Firenze, Piacenza ed altre città con squadre che militano in serie minori in Lombardia, Triveneto e Sud Italia. Ultimamente il fenomeno casual è dilagato in tutta la realtà calcistica italiana, e gruppi d'ispirazione casual si possono trovare in tutta la penisola e nelle isole, anche se sono soprattutto presenti nella parte Nord del paese.

Bisogna specificare però una peculiarità del "movimento casual italiano", contraddistinto nella maggior parte dei casi da una sorta di mix tra il classico stile ultras italiano e quello casual d'oltremanica. Non è raro affatto trovare striscioni (o cosiddette "pezze") dietro il quale si trovano ragazzi vestiti appunto nel classico stile casual, creando quindi una sorta di punto di incontro tra le due sottoculture.

                        120 anni del F.C. Barcelona

Versioni in lingua: inglese, spagnola, catalana (altre seguiranno).

 

Lo diciamo sempre. Siamo più di una squadra di calcio, siamo più dei gol che abbiamo segnato e più dei trofei che abbiamo conquistato lungo i 120 anni della nostra storia. Il Barça è "più di un club di calcio grazie ai suoi 144.000 soci che prendono decisioni cruciali in modo democratico; perchè quando giochiamo lo faciamo per vincere ma senza mancare di rispetto al nostro unico stile di gioco; perchè siamo presenti (e con ottimi risultati) in 5 sport a livello professionistico ma soprattutto perchè promuoviamo  valori come l'umiltà, sforzo, lavoro di squadra, ambizione e rispetto. Il Barça è anche fortemente impegnato a livello sociale e grazie alla sua fondazione si batte per migliorare la vita dei bambini più sfortunati, attraverso i valori dello sport e dell'educazione, il tutto senza mai dimenticare le proprie radici catalane. Per questo e per molto altro il Barça è "més que un club" e questo libro ripercorre l'intera storia del nostro Club attraverso pagine e immagini che acalano il lettore nelle vittorie, nei giocatori e negli allenatori che han fatto prima la differenza, e poi la nostra storia. Non manca un'analisi dell'evoluzione e dell'impatto sociale avuto dal Barça prima sulla società catalana e poi sul mondo.

Ricco di foto rare belle ed emozionanti, il volume ripercorre la storia del F.C. Barcelona dalle origini ai giorni nostri, senza dimenticare di rimarcare le pietre miliari del Club.

 

Ketty Calatayud, Carles Santacana, Manel Tomàs , Barça mès que un Club - 120 anys,ed. Skyra, 493 pag., 2019.

                Ottobre 2019: 1° raduno dei club italiani

Un momento storico

Tutti i club di lingua italiana al gran completo in occasione del primo, storico raduno blaugrana di Milano.

                     Football programmes: un oggetto di culto

Prigramma del Villa del 1912. www.google.com

Da sempre i programmi dei match di calcio sono considerati, a ragione, una prerogativa del football britannico: fu infatti il 1888, l'anno in cui, per la prima volta, i "football programmes" delle partite iniziarono a vedere la luce con una certa continuità e, da oggetti inizialmente di scarsa importanza, si convertirono presto in un must per tutti i collezionisti del mondo.

 

In Inghilterra in breve tempo i programmi divennero parte della "previa" (quindi, in un certo senso, del gioco) insieme alla torta e alla birra, tre momenti clou tipici di ogni pre-gara. In terra d'Albione l'Aston Villa, non a caso una delle squadre fondatrici del calcio d'oltre manica, fu uno dei primi club a far stampare un programma per i propri tifosi, usanza che  a partire dal 1888, divenne parte integrante di ogni club di calcio inglese anche se la finale di F.A. Cup (per alcuni la competizione più importante del mondo) ebbe un suo programma nel 1882.

Ben lontani dall'essere le "bibbie" di informazioni e notizie che sarebbero diventati in seguito, i programmi in origine erano costituiti da un singolo foglio riportante la data della partita, i nomi e le posizioni dei giocatori.

 

Dunque fu il Villa ad avere per primo l'idea dei programmi (va anche detto che fu l'Everton ad iniziare a pubblicare  con regolarità una scorecard per i suoi fans)  così come fu la prima società a trasformare il singolo foglio delle origini in un giornale contrassegnando ogni singola uscita con un numero e con un raccoglitore per ogni stagione: questo fu una sorta di invito ai tifosi affinchè iniziassero a collezionare i programmi.

 

Col passare degli anni i programmi arrivarono ad essere formati da 8 pagine in concomitanza con la prima guerra mondiale mentre con secondo conflitto continentale la produzione di programmi fu interrotta dalla quasi totalità dei club britannici in nome della austerità richiesta dalle drammatiche circostanze dell'epoca.

E il Barça?

Detto che nel calcio spagnolo i programmi non hanno mai preso piede come in Inghilterra, anche in Catalogna non mancano esemplari di football programmes a partire dal 1922 e, in forma più continuativa, dal 1948 in poi.

Nelle loro pagine c'erano le ultime notizie sulla attualità blaugrana dell'epoca e molti di questi sono consultabili presso il Centro di Documentazione del Footbol Club Barcelona:

 

Al seguente link

https://www.fcbarcelona.es/club/servicios/ficha/programas-de-partido

sono visibili le copertine di alcuni dei più rari ed importanti programmi del Barça e tra questi:

 

 

                                 Finale Coppa del Rey 2018

Le penyes italiane protagoniste

... non solo al Wanda Metropolitano ma anche a Roma così come in molte altre occasioni il movimento blaugrana italiano è in crescita

Sulla giornata trascorsa a Madrid va detto che almeno in centro città non c'è stato alcun problema con i Sevillastas al punto che le due tifoserie hanno passato la giornata mescolate fino al momento di recarsi alle due rispettive "fan-zone". Notevole lo sforzo organizzativo del Barça per realizzare la nostra "fan-zone" così come per il ritiro dei biglietti accuratamente preparato alla fiera madrilena "Ifema" (ritiro che, va detto, ha suscitato numerose polemiche).

Riguardo al tifo va detto che è stata una delle note positive della giornata principalmente grazie all'impegno della "grada d'animaciò" ma anche per l'apporto di ciascuno dei 23.000 culé presenti sulle gradinate del nuovo stadio dell'Atletico di Madrid. In campo il Barça ha giocato bene oltre ogni più rosea aspettativa annichilendo il Siviglia e  mettendo le mani sulla coppa già alla fine del primo tempo; da ultimo impossibile non parlare di Andrés Iniesta sia perchè questa è stata la sua ultima finale con la nostra samarreta, sia perchè quando è stato sostituito a fine gara tutto lo stadio gli ha attribuito una ovazione impressionante.

                                  Museo del Grande Torino

Dopo aver visitato la Basilica di Superga lo scorso aprile, come club abbiamo voluto recarci al museo del Grande Torino, non solo per rendere omaggio ai giocatori scomparsi a Superga, ma soprattutto per dar merito al lavoro dei volontari che da anni permettono alla Associazione Memoria Storica Granata (e quindi al museo) di sopravvivere.

Questa visita era stata pianificata da tempo insieme agli amici delle penyes di Roma e Genova, ma a poche ore si è rivelata ancora più bella e gratificante per i volontari granata vista la presenza di Antoni Guil, presidente della confederazione mondiale delle penyes blaugrana, e di Jordi Penas, presidente del museo del Barça al Camp Nou, che non ha mancato di osservare con occhio tecnico e interessato i cimeli esposti a Grugliasco.

21 e 22 novembre 2017

A pochi mesi dall'ultima volta, il Barça è tornato nella nostra  città e  abbiamo cercato di sfruttare nel migliore dei modi questa occasione con una serie di eventi ed incontri.

Il nipote di Joan Gamper socio onorario della nostra penya!

Da qualche giorno Xavier Gamper, nipote del fondatore del FC Barcelona, è socio onorario della nostra penya. Nella foto sottostante Xavier Gamper, a destra, appare con la nostra sciarpa ed in compagnia di Julio Salinas, giocatore del Dream Team blaugrana di inizio anni '90. Un grosso grazie ad Alessandro che ha reso possibile tutto questo!

 

Pubblichiamo qui di seguito due righe di saluto che il nostro socio onorario ha voluto indirizzare a tutti noi:

 

 

"Ciao a tutti,
É' un piacere inviare saluti a la Penya del Barça di Torino.
Il mio caro amico Alessandro mi ha spiegato tutto quello che state facendo per il Barça nella penya di Torino.
Congratulazioni e Força Barça!!"
Xavier Gamper, nipote del fodatore del Barça

 

                       Come diventare soci del F.C. Barcelona

Iscrizione ordinaria:

Familiari di soci (fino al secondo grado di parentela)

Le relazioni di parentela ammesse sono:

  • Tra padri e figli
  • Tra nonni e nipoti
  • Tra genitori di fatto e figli
  • Tra fratelli e cognati
  • Tra zii e nipoti
  • Tra cugini

 

Per accertare la parentela verrà richiesta la seguente documentazione:

  • Fotocopia carta identità o documento identificativo del socio
  • Fotocopia carta identità o documento identificativo del richiedente
  • Fotocopia che dimostri la parentela

 

Persone che sono già state socie del Club in precedenza, per un minimo di 2 anni consecutivi

La unico modo per diventare soci del Club è presentarsi di persona alla OAB (Oficina de Atenciò al Barcelonista).

 

Tre anni di iscrizione a una penya attestati dal carnet del penysta

I membri di una penya che abbiano superato i tre anni di anzianità possono diventare soci del FC Barcelona.

 

 

Il processo di iscrizione a socio del FC Barcelona è concluso solamente quando il Club abbia verificato che tutta la documentazione richiesta risponda ai requisiti richiesti.

Il pagamento della quota è effettuabile in contanti o con carta di credito ed è valida fino al 31 dicembre 2017.

 

Ogni nuovo socio del FC Barcelona riceverà:

  • Carnet socio con foto
  • Statuto del FC Barcelona
  • Lettera di benvenuto
  • Diploma personalizzato

 

Ulteriori informazioni sono disponibili presso il sito ufficiale all'indirizzo: https://www.fcbarcelona.es/socios/hacerse-socio/socio-adulto

 

E' anche possibile contattare direttamente l'OAB (l'Oficina de Atenciò al Barcelonista) all'email oab@fcbarcelona.cat

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Penya Barcelonista de Turin