La polo: Penya Barcelonista de Zamora

Non lontana dalla frontiera con il Portogallo la città di Zamora vanta una attivissima penya barcelonista che, oltre a viaggiare il più possibile al seguito del Barça, realizza ottimo materiale come la polo in fotografia. Disponibile in differenti versioni la polo si può comprare contattando direttamente la penya via fb e messenger.

Italia più blaugrana con Radio Barça

Da ormai molti mesi esiste un programma radiofonico che sta colorando di blaugrana tutta la penisola italiana: è Radio Barça Italia di Radio Roma Futura. Meravigliosamente condotto da Maxi Morgante il programma si può ascoltare via telefono, pc o tablet basta avere un collegamento a internet. Per info: https://www.spreaker.com/show/radio-barca-italia

Pin penya 2020/21

Finalmente è arrivato! A grande richiesta la P.B. de Turin ha realizzato la sua prima spilla ufficiale e quest'anno sarà in omaggio per tutti i soci che rinnoveranno la loro iscrizione o che la faranno per la prima volta.

Per info scrivere a vittorio@torinoblaugrana.eu

 

                                               Chi siamo

La Penya Barcelonista de Turin (Barça Club Torino) nasce nel maggio del 2010 per iniziativa di Vittorio, fondatore e tuttora presidente, e grazie all'aiuto di altri 4 membri fondatori: Fabrizio, Roberta, Paolo e Sonia. Nell'ottobre del 2010 il club è ufficialmente riconosciuto dal F.C. Barcelona e da allora parecchie iniziative sono state organizzate: trasferte nelle città dove gioca il Barcellona ma anche tante serate per stare insieme e che hanno come comun denominatore la nostra passione per il Barça!

 

La nostra penya è iscritta al registro delle associazioni di Torino e come associazione non ha scopo di lucro e deve considerarsi a fini fiscali ente non commerciale.

 

Scopo dell’associazione è promuovere l’amicizia tra i soci ed i simpatizzanti del FC BARCELONA, sostenendo gli obbiettivi sportivi, sociali, culturali, artistici, scientifici e ricreativi sostenuti dalla società sportiva stessa e trasmettendo i valori storici del FC BARCELONA.

                      Moritz, il gusto "amaro" della vittoria

L'amore dei barcellonesi per la birra nacque durante l'occupazione napoleonica della Catalogna. Fu quindi l'inizio del XIX secolo che vide la nascita delle prime fabbriche di birra artigianale, realtà di piccole dimensioni, più negozi che stabilimenti veri e propri capaci però di vendere birra all'ingrosso e al dettaglio. Nacque così un commercio che, soprattutto nei primi anni, fu monopolizzato da imprenditori stranieri. Tra questi pionieri siamo qui a ricordare Louis Moritz, giunto nel 1851 a Barcellona proveniente dalla località alsaziana di Pfaffenhoffen; cinque anni dopo il suo arrivo fondò una piccola industria al civico 6 del carrer Cirés, via ormai scomparsa che rientrava nel dinamico quartiere del Raval, e al di fuori del locale era normale che si formassero lunghe code di avventori pronti ad aspettare il proprio turno per qualche tempo pur di assaporare una buona birra.

Barcellona ha una lunga storia  ed un certo prestigio legato alla birra: Moritz e Estrella Damm sono i marchi storici della capitale catalana

Nel 1864 l'impreditore Moritz decise di spostare la sua attività in una vera e propria fabbrica, situata al numero 81 della Ronda Sant Antoni all'angolo con il carrer Casanova. Con questa iniziativa Moritz trasformò la sua birra in una delle più prestigiose dell'epoca: trent'anni dopo (1897) a fianco alla fabbrica Moritz venne inaugurata una omonima birreria, la Cerveseria Moritz, conosciuta in città come Can Moritz. Il nuovo locale divenne presto un punto di riferimento non solo per gli amanti della birra ma per tutta la società barcellonese tra fine XIX e inizio XX secolo, al punto che i locali della birreria ospitarono la sede del Barça tra il 1910 e il 1914.

A Can Moritz si riunivano i giocatori dopo le gare interne del F.C. Barcelona e vi si tenevano inoltre vari eventi istituzionali del Club, come per esempio l'assemblea che portò all'elezione di Joan Gamper come presidente nel 1910, la cena dopo la vittoria per 5 a 3 contro la Gimnastica Espanyola de Madrid nel gennaio di quello stesso anno o ancora il meeting che seguì la conquista del campionato catalano del 1911.

Dopo questo periodo di fulgore l'impresa andò incontro ad una lunga fase di decadenza che la portò a chiudere i battenti nel 1978; nel 2004 però i successori di Louis Moritz decisero di rimettere in piedi il business della "cerveza" rilanciando lo storico marchio e ritornando in possesso dello spazio che già a fine '900 ospitava la fabbrica Moritz.

Anche in tempi recenti la birra Moritz ha continuato a curare il suo legame con il Barça: nel 2010 la marca catalana lanciò sul mercato un nuovo prodotto, ovvero la birra 5,0, nome che si riferiva sia alla gradazione alcolica della bevanda, sia alla goleada rifilata dai blaugrana alle merengues nel Barça-madrid giocato il 30 novembre del 2010. Sull'etichetta della birra spiccava il risultato della partita in numeri blu e granata (molto grandi) appoggiati ad uno sfondo giallo che da sempre rappresenta il colore ufficiale della azienda Moritz.

                        Libro della settimana: "Contro il calcio moderno"

Lingua: italiano.

Questo libro ripercorre e racconta il fenomeno del calcio moderno, evidenziando le trasformazioni che il calcio ha subito negli ultimi venticinque anni: la deriva televisiva e affaristica di quello che un tempo abbiamo considerato "il gioco più bello del mondo". Un atto di accusa verso i cambiamenti che hanno stravolto il mondo del calcio, verso quelle mutazioni genetiche che finiranno per danneggiare, mortificare e allontanare soprattutto il pubblico, il popolo degli stadi, riducendo sempre più il tifoso nel ruolo del consumatore finale di un prodotto. Un prodotto sofisticato, sempre più finto, che la prepotenza delle pay TV e le logiche economiche hanno spogliato di tutti quegli elementi identitari e simbolici che da bambini ci hanno fatto innamorare del calcio, che ci hanno fatto emozionare quando i più grandi (genitori, parenti o amici) ci portavano allo stadio, nelle nostre prime volte sui gradoni. Una riflessione è ancora più necessaria adesso, che il calcio sembra arrivato sull'orlo del burrone.

 

Pierluigi Spagnolo è redattore della Gazzetta dello Sport ed ha collaborato anche con Corriere della Sera, City e Corriere del Mezzogiorno.

Ha frequentato le curve degli stadi di calcio per oltre vent’anni. Ha scritto il romanzo noir L’estate più piovosa di Milano (Meridiano Zero 2015) e il saggio Nel nome di Bobby Sands (L’Arco e la Corte 2016).

Con Odoya ha già pubblicato I ribelli degli stadi (2017).

 

Pierluigi Spagnolo, Contro il calcio moderno, edizioni Odoya, 190 pag., 2020.

                  Il calcio moderno del F.C. United of Manchester

Stemma del

Spesso, da più parti nel mondo, in Europa come in sud America, si sente dire che il calcio così come lo abbiamo conosciuto fino agli anni '90 è ormai morto e sepolto. Le motivazioni a suffragio di quella che sembra essere una affermazione categorica sono molte e sembrano aumentare ogni anno: alcuni sostengono che il calcio, nato come sport popolare, è ormai lontano anni luce da quello che dovrebbe essere il suo bacino di riferimento, se non proprio la città di origine di ogni società calcistica almeno la tifoseria che segue o dovrebbe seguire la squadra allo stadio ogni domenica. Altri puntano ancor di più il dito contro l'economia che da alcuni anni, sta premiando sempre più le squadre ricche penalizzando invece quelle povere che effettivamente stanno andando incontro ad una sorta di desertificazione a livello di entrate ma anche a livello di pubblico. Anche l'Inghilterra sta vivendo da anni un fenomeno simile a questo sradicamento generalizzato del fenomeno calcio (l'aumento del costo per andare allo stadio, gentrificazione del fenomeno del tifo, ecc.) e proprio per questo motivo il nord della terra d'Albione fu protagonista nel 2005 di una iniziativa "di protesta" che ha fatto storia e che continua a farla al giorno d'oggi non mancando di fare proseliti in tutta Europa, Spagna e Italia comprese.

Effettivamente alle ragioni già indicate sopra Manchester aggiunse una motivazione in più. Lo United, una delle due storiche squadre della città, venne infatti ceduto al milionario americano Glazer, cessione che non  mancò di scontentare una grossa fetta della tifoseria dei red devils. La cessione dunque portò nel 2005 ad una riunione di tutti i tifosi più scontenti, e questa a sua volta si trasformò nella riunione di fondazione di una nuova entità sportiva: il F.C. United of Manchester. Antefatto all'acquisto di Glazer e a questa fondazione era stato il tentativo di creare un nuovo club già nel 1998 a fronte del tentativo di Rupert Murdoch di comprare lo United. Alla fine fu però la famiglia Glazer a completare l'acquisto del Manchester United il 12 maggio del 2005, acquisto che spinse i tifosi dissidenti a incontrarsi nella Manchester Methodist Hall il 19 maggio dello stesso anno; tema della riunione fu fondamentalmente una opposizione alla nuova proprietà del Manchester United ma il presidente della riunione, Andy Walsh, specificò in quella sede che il dibattito sull'opportunità di creare un nuovo club sarebbe stata dibattuta in una seconda occasione. La seconda riunione si tenne il 30 maggio 2005 e in essa si giunse alla conclusione che sarebbe stato possibile fondare una nuova entità se almeno 1.000 tifosi si sarebbero impegnati in tal senso contribuendo a livello finanziario già a metà luglio. Quota 1.000 fu superata agevolmente e il comitato guida confermò la creazione del club.

Uno dei molti striscioni che circodano il campo del F.C. United a Broadhurst Park

I fondatori del club scelsero come nome quello di FC United ma la F.A. (federcalcio inglese) lo respinse in quanto troppo generico cosicchè venne chiesto ai soci fondatori di votare un nome a scelta tra quattro possibili opzioni: FC United of Manchester, el FC Manchester Central, AFC Manchester 1878 y Newton Heath United FC.

Il 14 giugno del 2005 ci fu l'annuncio ufficiale: il F.C. United of Manchester era stato il nome più votato dai soci fondatori con il gradimento del 44,7% di essi (AFC Manchester 1878 ricevette il 25,7% dei voti, Newton Heath United FC il 25,4% e il FC Manchester Central il 1.7%) ma FC United continuò ad essere il nome più utilizzato per riferirsi al club.

Curva "red" allo stadio Brudhearst Park

L'8 luglio del 2005 già 4.000 persone avevano versato la loro quota di partecipazione per essere soci della nuova società e il FC United aveva un conto in banca di ben 100.000 sterline; il 22 giugno Ken Marginson venne eletto presidente e il club avviò una lunghissima serie di provini per arrivare ad arrivare ad avere una squadra completa entro il 26 giugno in modo da preparare la stagione seguente nel migliore dei modi: ben 900 furono le richieste di partecipazione al casting, 200 di queste fuorno selezionate e solo 17 giocatori furono selezionati come giocatori della nuova squadra.

 

Quando l'allenatore del Manchester United, Sir Alex Ferguson, venne a sapere della fondazione del "piccolo" F.C. United, ne criticò la formazione affermando che il club e la sua gestione dovevan essere più interessati a sè stessi che al Manchester United. Ciò non ostante il FC United fu ammesso alla seconda divisione della North West Counties Football League, collocando di fatto il club al "decimo livello" del football inglese. In quella prima stagione 2006/07 il FC United non riuscì a partecipare al campionato ma esordì nella North West Counties League Challenge Cup; l'ingresso in campionato avvenne a partire dalla stagione 2006/07 mentre passò ancora un anno prima dell'esordio in F.A. Cup. Il club decise di giocare le sue gare casalinghe allo stadio Gigg Lane, campo del Bury F.C. fino al 2015, anno di inaugurazione di Broadhurst Park, primo campo di proprietà del F.C. United.

Il 5 novembre 2010, il F.C. United realizzò la sua più grande impresa sportiva quando, al primo turno della F.A. Cup, riuscì nell'impresa di sconfiggere una squadra di League One, il Rochdale United imponendosi per 3 a 2.

                             1991: la finale nel mirino

Maggio 1986. Da pochi minuti è terminata la finale di Siviglia Contro la Steaua di Bucarest. Ancora una volta, e stavolta dopo 120' più i calci di rigore, la coppa dalle grandi orecchie ci resiste, si rifiuta di sbarcare a Barcellona e anche una squadra discreta come quella allenata da Terry  Venables deve piegarsi a questo dato di fatto. Passano quattro anni, si alternano allenatori e giocatori... e finalmente nell'estate del 1990 l'arrivo di Johan Cruyff sulla nostra panchina dà la scossa a tutto l'ambiente dando il via ad una stagione interessante: in campionato si capisce da subito che, dopo cinque tronei consecutivi vinti dal madrid, la musica sta per cambiare; le cose vanno anche bene in Coppa delle Coppe dove, dopo due turni piuttosto semplici, il Barça incontra la Dinamo Kyev ai quarti di finale. La gara di andata, disputata davanti ai ben 100.000 (!) spettatori dello stadio "Della Repubblica" la vinciamo per 3 a 2 grazie alle reti di Bakero, Urbano e Hristo Stoichkov. Così il 20 marzo, a quattordici giorni di distanza, scendiamo in campo al Camp Nou per completare il lavoro e guadagnarci un pass per la semifinale del secondo torneo continentale.

Forse prima della gara qualcuno ha potuto considerare questa gara come una formalità ma la verità è ben altra e alla fine il pareggio finale ci costa non poca fatica e patemi. Come nella gara di andata il Barça avrebbe la possibilità di portarsi in vantaggio nei primissimi minuti di gioco ma questa volta il bel tentativo di Txiki Beguiristain conclude la sua corsa contro il palo dopo soli otto minuti di gioco. Da qui in poi i giocatori culè perdono la loro ispirazione e non sono più in grado di creare alcuna occasione da gol; al contrario la Dinamo, con un gioco poco vistoso ma omogeneo e senza fronzoli, inizia a mettersi in moto creando crescenti difficoltà alla retroguardia di casa. Al 40' Koeman commette fallo dentro la nostra area di rigore su Zaets ma fortunatamente l'arbitro Petrovic non concede la massima punizione. Alla fine nella ripresa succede quanto poteva accadere già in precedenza: al 62' la squadra di Puzach si porta in vantaggio grazie a Youran, abile a girare in rete un abile assist rasoterra di Morozov. A questo punto tra i giocatori di Cruyff inizia a serpeggiare un certo nervosismo: lo 0 a 1 ancora ci premierebbe aprendoci le porte della semifinale ma, sotto di un gol in casa e a pochi minuti dal termine, molte certezze che parevano granitiche iniziano a venir meno. Il Barça si lancia in avanti alla ricerca del gol del pareggio, rischia di concedere un rigore agli avversari,  e quasi a fine partita, trova il pareggio di Amor con una azione che è una vera e propria fotocopia del vantaggio ospite.

Barcellona 20/03/1991

Stadio Camp Nou

FC BARCELONA - DINAMO KIEV=1-1

FC Barcelona: Zubizarreta, Nando, Ferrer, Koeman, Serna, Bakero, Eusebio, Stoichkov (88' Urbano), Salinas (52' Goicoechea), Amor, Beguiristain. All Cruyff.

Dinamo Kiev: Zhidkov, Luzhny, Betsa, Dercach, Shmatovalenko, Kovalets, Moroz, Zaets, Salenko, Yurxenko, Yuran. All. Puzach.

Spettatori: 60.000

Arbitro: Zoran Petrovic (Jugoslavia)

RETI: 62' Yuran (D), 89' Amor (B).

                                         1997: la lezione ucraina

l nuovo girone eliminatorio della Champions League 2020/21 ci farà reincontrare una nostra vecchia conoscenza a livello europeo... una compagine cui, purtroppo, non sono legati ricordi sempre felicissimi. Dopo i discreti precedenti degli anni '80 e di inizio anni '90, nella stagione 1997/98 incrociamo la Dinamo Kiev nel nostro tentativo di superare un girone di Champions League in cui figurano anche Newcastle

e Skonto Riga. Quello che sulla carta sembra essere un girone tutt'altro che proibitivo, si complica fin dall'inizio con una sconfitta allo stadio San James park di Newcastle seguita da un pari suicida in casa contro il Psv di Eindhoven. Ora, alla terza partita (seconda in trasferta) contro la Dinamo i blaugrana dovrebbero vincere agevolmente e invece cadono perdendo 3 a 0 per le reti di Rebrov, Maksimov e Kalitvintsev.

 

L'inizio del girone di ritorno coincide con la gara decisiva contro gli ucraini della Dinamo: i nipotini di Lobanovski si riconfermano con una gara gagliarda tanto quanto quella dell'andata e vincono con un umiliante 4 a 0. la sconfitta elimina di fatto i blaugrana dalla possibilità di proseguire nel cammino europeo e, curiosamente, cade a livello di data, ad esattamente 17 anni da un altro disastro di identiche proporzioni.

Stemma Dinamo Kiev

Era infatti il 5 novembre del 1980 quando un Barça in gravi difficoltà di risultati, di gioco e di identità, era caduto in casa per 4 a 0 sotto i colpi di uno spitato Colonia. Tornando al 1997, il Barça per questa partita deve rinunciare a Hesp (squalificato) e agli infortunati Guardiola, Sonny Anderson, Amunike, Roger, Dugarry, Stoichkov e De la Penya. A questo elenco si aggiungono a poche ore dal calcio di inizio Pizzi, Abelardo, e "Lucho" Luis Enrique. Bastano soli nove minuti alla Dinamo per portarsi in vantaggio grazie ad uno Shevchenko capace di trasformare di testa una magistrale punizione di Rebrov. Ad un solo minuto dalla fine del primo tempo Sheva realizza il suo terzo centro su rigore provocato da un tardivo intervento di Sergi dopo aver realizzato, appena dodici minuti prima, aveva già fatto il bis. 0 a 3 all'intervallo.

Un secondo tempo quasi pletorico vede un Barça impotente, incapace di accorciare le distanze ed ulteriormente punito dagli ospiti portati sul 4 a 0 da Rebrov.

 

Barcellona 05/11/1997

 

Stadio Camp Nou

F.C. BARCELONA - DINAMO KIEV=0-4

F.C. Barcelona: Vitor Baia, Reiziger, Couto, Sergi, Celades, Ferrer, Rivaldo, Oscar (49' Nadal), Ciric, Giovanni (52' Amor), Figo. All. Van Gaal.

Dinamo Kiev: Shovkovski, Luzhny, Vashtchuk, Golovko, Dmitrulin, Khatskevitch, Gusin, Kalinvitsev, Kossovsky, Rebrov, Shevchenko. All. Lobanovski.

ARBITRO: Hugh Dallas (SCO).

RETI: 9' Shevchenko (D), 32' Shevchenko (D), 44' Shevchenko rig. (D), 79' Rebrov (D).

Spettatori: 52.000.

                                   Sottocultura Casual

Pubblichiamo di seguito un interessante articolo dedicato da wikipedia alla sottocultura casual. Negli ultimi lustri la cultura casual si è diffusa dal Regno Unito, realtaà in cui era nata più di quaranta anni fa, a molti paesi d'Europa compresi Spagna e, cosa ancora più incredibile, in Italia, nazione con una tradizione legata al tifo calcistico, radicalmente opposta. Le ragioni di questa metamorfosi sono numerose e non certo esauribili in un breve articolo come questo. E' comunque bene esaminare al fondo le trasformazioni degli ultimi anni per capire meglio l'attuale mondo del tifo.

 

Il casual è un movimento subculturale nato all'inizio degli anni '80 nel Regno Unito.

La genesi del movimento va ricercata nelle terrace/side, ovvero le gradinate degli stadi inglese, frequentate da gruppi di ragazzi facinorosi che cercavano il contatto con gli avversari e con la polizia: questi gruppi erano formati in prevalenza da skinhead e hard mod. A causa dell'appariscenza del vestiario skinhead però, questi gruppi venivano sempre più facilmente localizzati dalla polizia e quindi repressi. Nacque così l'esigenza di adottare un look che avesse un basso profilo e non presentasse nessun riferimento alla propria squadra, in modo da facilitare il tentativo di non esser notati nella folla dei tifosi pacifici e differenziarsi dagli hooligans.

Corteo Casuals del F.C. Barcelona ad inizio anni '90

Il movimento, secondo la maggioranza degli osservatori, prese il via nel nord dellInghilterra e precisamente a Liverpool (ma non solo, si veda ad esempio i Perry boys di Manchester e gli Aberdeen Soccer Casuals appunto nella città di Aberdeen).

La prova più evidente consta nella grande influenza che gli scouser (il soprannome dato agli abitanti di Liverpool) ebbero nel look dei primi casual: Fila, Sergio tacchini, Ellesse, Lacoste, tutte marche che i tifosi del Liverpool portarono in patria dalle loro frequenti trasferte in Italia e , alla tanto odiata, Francia.

Adidas city series

  Intanto il fenomeno casual da semplice modo di vestire diventò una vera e propria sottocultura, dominata da due elementi principali: il vestirsi in stile e l'azione allo stadio (chiaramente, affondando le proprie radici rispettivamente nelle culture mod e skinhead, elemento caratteristico era anche l'interesse verso la musica, ed i suoni prediletti consistono nel punk e mod revival,  con l'aggiungersi successivamente della new wave, dell'indie rock e del britpop. Proprio riguardo l'abbigliamento una caratteristica dei casual ereditata fu quella di cambiare sempre marche di abbigliamento, pur rimanendo chiaramente all'interno dello stile: nel corso degli anni sono stati adottati decine di nuovi brands, come ad esempio Ben Sherman, Henry Lloyd, OneTrueSaxon, Paul&Shark, Lile and Scott, Berghaus, Gabicci, Ralph Lauren, Henry Cotton, Fjall Raven, The Coolness Society, Peaceful Hooligan, Merc Clothing,  e tante altre, (raramente per questioni politiche alcuni Casuals cominciano a vestire qualche capo della Marlboro classic a causa del simbolismo inerente al pacchetto delle sigarette, alcuni video ormai virali, girano sul web e spiegano il nesso che c'è tra questa marca e alcuni gruppi pseudo politici), anche se nell'immaginario collettivo la sottocultura casual rimane legata all'alloro della Fred Perry al "quadrettato" della Burberry e dell'Aquascutum così come ai capi della Stone Island o della Barbour.

Altra scelta d'abbigliamento propria della sottocultura Casual, tra la seconda metà degli anni '80 e la prima degli anni '90, sono le scarpe assolutamente bianche (Adidas, Stan Smith, Diadora Ed Moses e Borg Elite e poche altre) col tempo se ne sono aggiunte molte altre, modelli degli anni 80 usati e riprodotti dall'Adidas ancora oggi con grande successo: su tutti Trimm Trab, Forest Hills, Gazelle, Samba, le ZX 750 (raramente le 850), l'ormai famosa City Series e alcuni modelli della New Balance.

La seconda ondata casual iniziò nei primi anni '90 diffondendosi in tutta Europa, in nazioni come Francia, Paesi Bassi, Belgio e Germania. La terza ondata casual partì sul finire degli anni '90 e andò a prendere piede in quei paesi del sud Europa fino ad allora interessati solo dal fenomeno ultras (salvo rare eccezioni, come ad esempio la tifoseria del Chieti e dell'Hellas Verona): Italia, Spagna (come anticipato sopra), Serbia, Grecia e Croazia. Ad oggi in questi ultimi paesi si assiste a uno strano connubio tra le sottoculture ultras e casual: molti gruppi pur mantenendo gli striscioni, uno dei simboli del movimento ultras, adottano un look e un modo di agire propriamente casual, come evitare la scorta e usare i mezzi propri per recarsi in trasferta.

Una nuova pagina del "movimento casual", nasce dalla necessità di mutare per rendersi meno riconoscibili, si ispira al mondo dell'outdoor e dell'alpinismo, in generale adottando uno stile più sobrio: materiali come il velluto o il tweed abbinati a giacche tecniche (Berghaus, Patagonia, Mountain Equipment, FjallRaven, North Face) in una continua ricerca di tessuti e marche meno “mainstream” possibili (Engineered Garments, Norse Projects, Nanamica, Battenwear, Beams, Sassafras e molte altre spesso dal mercato asiatico, Giappone in primis) con scarpe più classiche a sostituire le trainers utilizzate negli anni 80, 90 e 2000 (Clarks, Mephisto, Jacoform, Timberland e scarponcini e boat shoes di diverso tipo). Questa nuova ondata è stata sicuramente influenzata e agevolata anche dal mondo dei social network.

Punto di riferimento fondamentale sono sicuramente i nuovi brand emergenti come Casual Connoisseur, il negozio inglese Oi Polloi, le fanzine e la rivista Proper Magazine.

Logo Merc London

Il movimento casual si diffuse nelle curve italiane a cavallo tra la fine degli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio (a parte la già citata eccezione riguardante la tifoseria veronese che si può inquadrare nella seconda ondata casual). I principali centri di sviluppo furono Verona e le grandi città, Roma e Milano in testa, seguite da Torino, Firenze, Piacenza ed altre città con squadre che militano in serie minori in Lombardia, Triveneto e Sud Italia. Ultimamente il fenomeno casual è dilagato in tutta la realtà calcistica italiana, e gruppi d'ispirazione casual si possono trovare in tutta la penisola e nelle isole, anche se sono soprattutto presenti nella parte Nord del paese.

Bisogna specificare però una peculiarità del "movimento casual italiano", contraddistinto nella maggior parte dei casi da una sorta di mix tra il classico stile ultras italiano e quello casual d'oltremanica. Non è raro affatto trovare striscioni (o cosiddette "pezze") dietro il quale si trovano ragazzi vestiti appunto nel classico stile casual, creando quindi una sorta di punto di incontro tra le due sottoculture.

                Ottobre 2019: 1° raduno dei club italiani

Un momento storico

Tutti i club di lingua italiana al gran completo in occasione del primo, storico raduno blaugrana di Milano.

                     Football programmes: un oggetto di culto

Prigramma del Villa del 1912. www.google.com

Da sempre i programmi dei match di calcio sono considerati, a ragione, una prerogativa del football britannico: fu infatti il 1888, l'anno in cui, per la prima volta, i "football programmes" delle partite iniziarono a vedere la luce con una certa continuità e, da oggetti inizialmente di scarsa importanza, si convertirono presto in un must per tutti i collezionisti del mondo.

 

In Inghilterra in breve tempo i programmi divennero parte della "previa" (quindi, in un certo senso, del gioco) insieme alla torta e alla birra, tre momenti clou tipici di ogni pre-gara. In terra d'Albione l'Aston Villa, non a caso una delle squadre fondatrici del calcio d'oltre manica, fu uno dei primi club a far stampare un programma per i propri tifosi, usanza che  a partire dal 1888, divenne parte integrante di ogni club di calcio inglese anche se la finale di F.A. Cup (per alcuni la competizione più importante del mondo) ebbe un suo programma nel 1882.

Ben lontani dall'essere le "bibbie" di informazioni e notizie che sarebbero diventati in seguito, i programmi in origine erano costituiti da un singolo foglio riportante la data della partita, i nomi e le posizioni dei giocatori.

 

Dunque fu il Villa ad avere per primo l'idea dei programmi (va anche detto che fu l'Everton ad iniziare a pubblicare  con regolarità una scorecard per i suoi fans)  così come fu la prima società a trasformare il singolo foglio delle origini in un giornale contrassegnando ogni singola uscita con un numero e con un raccoglitore per ogni stagione: questo fu una sorta di invito ai tifosi affinchè iniziassero a collezionare i programmi.

 

Col passare degli anni i programmi arrivarono ad essere formati da 8 pagine in concomitanza con la prima guerra mondiale mentre con secondo conflitto continentale la produzione di programmi fu interrotta dalla quasi totalità dei club britannici in nome della austerità richiesta dalle drammatiche circostanze dell'epoca.

E il Barça?

Detto che nel calcio spagnolo i programmi non hanno mai preso piede come in Inghilterra, anche in Catalogna non mancano esemplari di football programmes a partire dal 1922 e, in forma più continuativa, dal 1948 in poi.

Nelle loro pagine c'erano le ultime notizie sulla attualità blaugrana dell'epoca e molti di questi sono consultabili presso il Centro di Documentazione del Footbol Club Barcelona:

 

Al seguente link

https://www.fcbarcelona.es/club/servicios/ficha/programas-de-partido

sono visibili le copertine di alcuni dei più rari ed importanti programmi del Barça e tra questi:

 

 

                                 Finale Coppa del Rey 2018

Le penyes italiane protagoniste

... non solo al Wanda Metropolitano ma anche a Roma così come in molte altre occasioni il movimento blaugrana italiano è in crescita

Sulla giornata trascorsa a Madrid va detto che almeno in centro città non c'è stato alcun problema con i Sevillastas al punto che le due tifoserie hanno passato la giornata mescolate fino al momento di recarsi alle due rispettive "fan-zone". Notevole lo sforzo organizzativo del Barça per realizzare la nostra "fan-zone" così come per il ritiro dei biglietti accuratamente preparato alla fiera madrilena "Ifema" (ritiro che, va detto, ha suscitato numerose polemiche).

Riguardo al tifo va detto che è stata una delle note positive della giornata principalmente grazie all'impegno della "grada d'animaciò" ma anche per l'apporto di ciascuno dei 23.000 culé presenti sulle gradinate del nuovo stadio dell'Atletico di Madrid. In campo il Barça ha giocato bene oltre ogni più rosea aspettativa annichilendo il Siviglia e  mettendo le mani sulla coppa già alla fine del primo tempo; da ultimo impossibile non parlare di Andrés Iniesta sia perchè questa è stata la sua ultima finale con la nostra samarreta, sia perchè quando è stato sostituito a fine gara tutto lo stadio gli ha attribuito una ovazione impressionante.

                                  Museo del Grande Torino

Dopo aver visitato la Basilica di Superga lo scorso aprile, come club abbiamo voluto recarci al museo del Grande Torino, non solo per rendere omaggio ai giocatori scomparsi a Superga, ma soprattutto per dar merito al lavoro dei volontari che da anni permettono alla Associazione Memoria Storica Granata (e quindi al museo) di sopravvivere.

Questa visita era stata pianificata da tempo insieme agli amici delle penyes di Roma e Genova, ma a poche ore si è rivelata ancora più bella e gratificante per i volontari granata vista la presenza di Antoni Guil, presidente della confederazione mondiale delle penyes blaugrana, e di Jordi Penas, presidente del museo del Barça al Camp Nou, che non ha mancato di osservare con occhio tecnico e interessato i cimeli esposti a Grugliasco.

21 e 22 novembre 2017

A pochi mesi dall'ultima volta, il Barça è tornato nella nostra  città e  abbiamo cercato di sfruttare nel migliore dei modi questa occasione con una serie di eventi ed incontri.

Il nipote di Joan Gamper socio onorario della nostra penya!

Da qualche giorno Xavier Gamper, nipote del fondatore del FC Barcelona, è socio onorario della nostra penya. Nella foto sottostante Xavier Gamper, a destra, appare con la nostra sciarpa ed in compagnia di Julio Salinas, giocatore del Dream Team blaugrana di inizio anni '90. Un grosso grazie ad Alessandro che ha reso possibile tutto questo!

 

Pubblichiamo qui di seguito due righe di saluto che il nostro socio onorario ha voluto indirizzare a tutti noi:

 

 

"Ciao a tutti,
É' un piacere inviare saluti a la Penya del Barça di Torino.
Il mio caro amico Alessandro mi ha spiegato tutto quello che state facendo per il Barça nella penya di Torino.
Congratulazioni e Força Barça!!"
Xavier Gamper, nipote del fodatore del Barça

 

                       Come diventare soci del F.C. Barcelona

Iscrizione ordinaria:

Familiari di soci (fino al secondo grado di parentela)

Le relazioni di parentela ammesse sono:

  • Tra padri e figli
  • Tra nonni e nipoti
  • Tra genitori di fatto e figli
  • Tra fratelli e cognati
  • Tra zii e nipoti
  • Tra cugini

 

Per accertare la parentela verrà richiesta la seguente documentazione:

  • Fotocopia carta identità o documento identificativo del socio
  • Fotocopia carta identità o documento identificativo del richiedente
  • Fotocopia che dimostri la parentela

 

Persone che sono già state socie del Club in precedenza, per un minimo di 2 anni consecutivi

La unico modo per diventare soci del Club è presentarsi di persona alla OAB (Oficina de Atenciò al Barcelonista).

 

Tre anni di iscrizione a una penya attestati dal carnet del penysta

I membri di una penya che abbiano superato i tre anni di anzianità possono diventare soci del FC Barcelona.

 

 

Il processo di iscrizione a socio del FC Barcelona è concluso solamente quando il Club abbia verificato che tutta la documentazione richiesta risponda ai requisiti richiesti.

Il pagamento della quota è effettuabile in contanti o con carta di credito ed è valida fino al 31 dicembre 2017.

 

Ogni nuovo socio del FC Barcelona riceverà:

  • Carnet socio con foto
  • Statuto del FC Barcelona
  • Lettera di benvenuto
  • Diploma personalizzato

 

Ulteriori informazioni sono disponibili presso il sito ufficiale all'indirizzo: https://www.fcbarcelona.es/socios/hacerse-socio/socio-adulto

 

E' anche possibile contattare direttamente l'OAB (l'Oficina de Atenciò al Barcelonista) all'email oab@fcbarcelona.cat

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© Penya Barcelonista de Turin